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	<title>Vino da Burde &#187; Primi piatti</title>
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	<description>Icchecè di bono in Toscana da mangiare e icchè berci dietro</description>
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		<title>Sapessi come è strano fare la Ribollita a Torino &#124; Paolo Gori da Eataly</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 08:33:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustacene da Burde]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Praticamente era una prima volta o tante prime volte insieme con Paolo a cucinare in trasferta, l&#8217;ingresso a Eataly Torino, un pubblico cui non siamo abituati e un palcoscenico particolare. Meno male che curiosità interesse  e partecipazione degli ospiti della serata erano davvero di livello ed è sempre un piacere servire da mangiare a chi viene armato di curiosità e gusto della scoperta gastronomica e non solo.<span id="more-11640"></span>Paolo non si è certo risparmiato e il contesto di Eataly ti permette di lavorare al meglio con una scelta di materie prime di eccellenza cui abbiamo dovuto solo aggiungere il cavolo nero (appena fuori stagione ma la Ribollita non poteva mancare!) e ovviamente il pane toscano cotto a legna, ingrediente base della nostra zuppa più famosa. Aperitivo in piedi con fichi e salame e poi a tavola con i 52 presenti disposti nella sala dei 100 al primo piano accanto al curioso museo Carpano del Vermut, miniera di profumi e ricordi storici.</p>
<p>Ecco Paolo che introduce la cucina di nonna Irene e le basi del cucinare toscano a partire dal pepe a grani intero nel salame che ha il suo perchè storico pieno di significati:</p>
<div class="vvqbox vvqyoutube" style="width:425px;height:355px;">
<p id="vvq4f369fc74bb99"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=UDlGtbXdCTM">http://www.youtube.com/watch?v=UDlGtbXdCTM</a></p>
</div>
<p>Arrivano i primi, minestra di farro e ribollita i due immancabili nell&#8217;immaginario e anche nel menu di tantissimi ristoranti non solo da Burde, due zuppe che esemplificano la particolarità della nostra cucina regionale che non ha pasta o minestre vere e proprie ma delle povere e umili &#8220;zuppe&#8221;:</p>
<div class="vvqbox vvqyoutube" style="width:425px;height:355px;">
<p id="vvq4f369fc74e2b0"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=n6wHYO2Z70o">http://www.youtube.com/watch?v=n6wHYO2Z70o</a></p>
</div>
<p>Per secondo il cinghiale e dolce e forte, il piatto più particolare e complesso di Burde e della cucina toscana, orgoglio nobiltà e densità di sapore incredibile con una preparazione in cui la cioccolata lega il tutto e crea una consistenza particolare del sugo che in pratica sparisce concentrandosi sulla carne che accarezza il dolce senza mai concedersi e apre la strada ad abbinamenti stimolanti con il vino, in questo caso davvero ottimo l&#8217;accostamento con il Brunello di Montalcino 2006 Poggio alle Mura di Castello Banfi.</p>
<div class="vvqbox vvqyoutube" style="width:425px;height:355px;">
<p id="vvq4f369fc7509d9"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Xx5yzjKFYeQ">http://www.youtube.com/watch?v=Xx5yzjKFYeQ</a></p>
</div>
<p>Dolce finale con la schiacciata con l&#8217;uva, graditissima e dal successo strepitoso per un piatto in teoria semplice ma che fonde in maniera mirabile profumi e sensazioni di stagione con una saporisità semplice gustosa e accattivante (specialmente grazie al moscato rosso che Paolo ha utilizzato) . Piatto che parla al nostro fanciullo interiore e lo invita a giocare e sporcarsi di dolcezza.<br />
<a href="http://vinodaburde.simplicissimus.it/files/2011/09/DSC06292.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11647" src="http://vinodaburde.simplicissimus.it/files/2011/09/DSC06292-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Faticoso forse sì e una buona componente di stress ma tanta soddisfazione veder persone felice anche in questo stupendo angolo d&#8217;Italia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ribollita, la ricetta di Burde</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 07:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo gori</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei motivi più validi per farsi piacere l&#8217;autunno e i primi veri freddi è senza&#8217;altro gli aromi e la forza che riesce ad infondere nel cavolo nero. Ortaggio mitico per la cucina fiorentina usato e abusato ma che trova da sempre la sua celebrazione ultima nella famosa ribollita. Eccovi la ricetta che più di stagione non si può (da noi però ricordatevi che la trovate di sicuro al giovedì, gli altri giorni dipende&#8230;)<span id="more-6392"></span></p>
<p><strong>Ribollita</strong></p>
<p><em><span style="text-decoration: underline">Ingredienti (6)</span></em>: <em>pane casalingo raffermo 300gr, fagioli bianchi secchi 400 gr, un cavolo nero, mezzo cavolo verza piccolo, tre mazzetti di bietola, 2 patate, 2 carote, 2 gambi di sedano, 2 cipolle, un cucchiaio di conserva di pomodoro, olio extravergine di oliva, sale, pepe</em></p>
<p>Lessate i fagioli in due litri di acqua fredda, passate circa i ¾ rimettendo la purea ottenuta nel brodo di cottura. In un&#8217;altra pentola fate rosolare in abbondante olio una cipolla tritata. Quando la cipolla s’appassisce unite la conserva diluita in acqua calda. A questo punto aggiungete le carote e il sedano tagliate a fettine, le bietole e i due tipi di cavolo lavati e tagliati a listarelle, le patate sbucciate e fatte  a grosse fette. Salate, pepate e fate cuocere col coperchio per alcuni minuti, quindi versate nella pentola tutto il brodo dei fagioli. Fate cuocere per circa un’ora.  Quando tutte le verdure saranno ben cotte aggiungete del pepolino (timo) servitela sistemando in un tegame di coccio che possa andare sul fuoco le fette di pane raffermo alternandole con la minestra di verdura.</p>
<p>Avrete così la minestra di pane (come noi la facciamo il mercoledì).</p>
<p>Se volete ottenere la ribollita, rimettetela sul fuoco aggiungendo ovviamente del pane alla minestra in modo che la consistenza finale sia semisolida e del timo (pepolino). Noi per dare più sapore come si faceva una volta si aggiunge il fondo di cottura dell’arrosto, il che vi dovrebbe far pensare che come vino vi servirà un bianco molto strutturato ma anche un discreto rosso&#8230;</p>
<p>Servitela con  un filo di olio a crudo (anche quello appena franto di quest&#8217;anno che non ha la piccantezza e l&#8217;aggressività classica per cui si può già goderne senza problemi).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Pappa al Pomodoro di Burde, su La Cucina Italiana di Settembre</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 11:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo gori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Noi toscani amiamo le zuppe non le minestre. Sembra una disputa semantica, ma è l’orgoglio del diverso. Sarà per la “palla medicea” fregiata del giglio di Francia ma qui da noi le zuppe si fanno senza la pasta dentro. La pappa la pomodoro è un’alchimia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Noi toscani amiamo le zuppe non le minestre. Sembra una disputa semantica, ma è l’orgoglio del diverso. Sarà per la “palla medicea” fregiata del giglio di Francia ma qui da noi le zuppe si fanno senza la pasta dentro. La pappa la pomodoro è un’alchimia semplice ma ha bisogno di pochi giusti ingredienti. L’idea è geniale come legare un brodo con del pomodoro e farne una crema, senza ricorrere a burro/farina? Ma con l’avanzo della madia:  il pane. L’ingrediente insostituibile è  il pane toscano cotto a legna, raffermo e non fresco. Per il pomodoro l’ideale è quello fresco, ma in mancanza potete usare anche il pelato.</p>
<p><span id="more-6468"></span></p>
<p>PAPPA AL POMODORO</p>
<p>Ingredienti: 1 cipolla rossa (se volete anche 2 spicci d&#8217;aglio), 1 kg di pomodori rossi (meglio se<br />
“fiorentini”), pane casalingo cotto a legna raffermo,<br />
olio, sale, pepe e basilico appena colto</p>
<p>Far appassire la cipolla affettata finemente in un po’ di<br />
olio extravergine di oliva e aggiungervi i pomodori rossi<br />
precedentemente scottati e pelati e fatti a pezzetti (si può<br />
eventualmente usare anche un barattolo di pomodori pelati) e far<br />
cuocere per un quarto d’ora circa.<br />
Salare pepare e allungare con un paio di litri di acqua  brodo.<br />
Far prendere l’ebollizione e unirvi 4 o 5 fette di pane raffermo.<br />
Cuocere fino a che il pane non diventa una pappa e, se necessario,<br />
aggiungere dell’acqua per arrivare alla consistenza desiderata.<br />
Poco prima di toglierla dal fuoco aggiungere qualche fogliolina di<br />
basilico appena colto e fatto a pezzettini con le mani (mal sopporta<br />
il coltello).<br />
Servirla tiepida.<img class="alignright" src="http://farm5.static.flickr.com/4088/4956299279_3043103834.jpg" alt="" width="367" height="500" /><br />
Ogni commensale aggiungerà poi una “C” di buonissimo olio<br />
extravergine di oliva e se vuole anche del parmigiano grattugiato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Riso con il Lampredotto</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 07:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo gori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piano piano cominciamo a svelare (in realtà sono quasi tutte ricette tradizionalissime) le ricette con le frattaglie che abbiamo utilizzato nella cena con Leonardo Romanelli di venerdì scorso. Cominciamo dalla frattaglia più nota e che più spesso, suo malgrado, si è guadagnata l&#8217;onore delle copertine...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://vinodaburde.simplicissimus.it/files/2010/04/lampre1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4148" title="lampre" src="http://vinodaburde.simplicissimus.it/files/2010/04/lampre1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Piano piano cominciamo a svelare (in realtà sono quasi tutte ricette tradizionalissime) le ricette con le frattaglie che abbiamo utilizzato nella<a href="http://www.flickr.com/photos/burde/sets/72157623747407413/" target="_blank"> cena con Leonardo Romanelli </a>di venerdì scorso. Cominciamo dalla frattaglia più nota e che più spesso, suo malgrado, si è guadagnata l&#8217;onore delle copertine di recente&#8230;il lampredotto!<span id="more-4094"></span></p>
<p><strong>Ingredienti per 6 persone:</strong></p>
<ul>
<li>500 gr. di lampredotto,</li>
<li>300 gr. di riso, 3 carote,</li>
<li>3 coste di sedano,</li>
<li>1 pomodoro rosso,</li>
<li>prezzemolo,</li>
<li>½ piccolo cavolo verza,</li>
<li>sale, pepe, olio extravergine d’oliva</li>
</ul>
<p>Prima di tutto tagliare il lampredotto a striscioline e metterlo a lessare in acqua fredda con sedano, carota, cipolla (intere), gambi di prezzemolo e un pomodorino rosso da brodo.<br />
Togliere gli odori e aggiungere le 2 carote, le 2 coste di sedano e la verza tagliata sottile, lasciar cuocere per 1/$ d’ora e poi aggiungere il riso.<br />
Portare a cottura e servirlo caldo. Nella scodella aggi ungere la solita C di olio, una macinatina di pepe e un po’ di parmigiano.<br />
Il lampredotto è uno stomaco del manzo (l’abomaso) ed è a sua volta suddiviso in altre parti (la gala,  il buco e il liscio).</p>
<p>E’ conosciuto e mangiato solo a Firenze ma anche qui è difficile trovarlo da pulire, più facile trovarlo precotto anche se questo ne pregiudica il caratteristico sapore.</p>
<p>Ed ecco un video girato durante la serata:</p>
<div class="vvqbox vvqyoutube" style="width:425px;height:355px;">
<p id="vvq4f369fc77a2ef"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=m5udz59-leo">http://www.youtube.com/watch?v=m5udz59-leo</a></p>
</div>
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		<title>Risotto Zafferano e Guanciale (versione quasi-fingerfood)</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 08:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo gori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primi piatti]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3523/4075794951_8dfb9605b2.jpg" alt="" width="375" height="500" />Quasi nel senso che si serve in un coccino che si può tenere in mano ma in realtà serve almeno un cucchiaino per goderselo. E meglio ancora con vicino un bicchiere di Vernaccia di San Gimignano un pò strutturata ma che conservi l&#8217;aroma si fiori e di zafferano (appunto) tipico di alcune zone della DOCG. Per esempio Cassandra di Mattia Barzaghi!<span id="more-2394"></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;font-size: medium"><strong><em>Ingredienti</em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;font-size: small"><em>gr.  400 riso</em></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;font-size: small"><em>nr.     1 cipolla</em></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;font-size: small"><em>gr.  100 ganciale di grigio del  Casentino</em></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;font-size: small"><em>nr.    1 fialetta di zafferano in  stigmi</em></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;font-size: small"><em> brodo di carne </em></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;font-size: small"><em> olio extravergine d&#8217;oliva –  sale – pepe</em></span></p>
<ul>
<li>Mettere a bagno in acqua gli stigmi di zafferano.</li>
<li>Appassire una cipolla tritata con un po&#8217; d&#8217;olio, aggiungere il guanciale tritato col coltello e far rosolare.</li>
<li>Buttare il riso, tostarlo e portarlo a cottura aggiungendo via via il brodo caldo. Salare.</li>
<li>Poco prima della fine della cottura buttare lo zafferano con la sua acqua e farla ritirare.</li>
</ul>
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