Si celebra oggi nel mondo del web la ricorrenza dello #ChampagneDay che oltre ad essere l’ennesima formidabile scusa per aprirne una bottiglia, l’occasione per riflettere su quanto questa denominazione fa ogni giorno per difendere la propria unicità e la propria particolarità. Forse non tutti sanno che legalmente in USA c’è ancora un’azienda (sì, sempre quella) che può commercializzare un vino chiamato Champagne che NON proviene dalla Champagne. Tutto questo per cavilli legali americani che non facciamo fatica a comprendere visto che da noi in Toscana sono gli stessi che ci hanno scippato il nostro simbolo del vino più caro. Lo ChampagneDay nasce come ricorrenza non per celebrare l’eccellenza di un vino o una denominazione ma per ricordare che i grandi terroir vanno difesi con i denti da ogni tentativo di sopruso e anche di decadimento della qualità complessiva.
Ricordo ancora le tante discussioni con Thibaut Le Mailloux, direttore della Comunicazione al CIVC, monumento alla serietà degli intenti e sulla sua incredulità qui in Italia nel non trovare chiarezza sulle nostre etichette con un vino come il Giulio Ferrari che si dimentica di scrivere TrentoDoc, con il Prosecco che fa qualsiasi cosa per tacere sulla sua origine geografica, giusto per citare solo due esempi relativi alle bollicine.
Anche da noi qualcuno che ha capito l’antifona esiste e infatti a sostegno della petizione “UnMask the truth” a sostegno della “verità in etichetta” promossa dall’ufficio americano Champagne, si sono schierati Jerez, Napa Valley, Oregon, Porto, Washington State, Walla Walla Valley, Paso Robles, Sonoma County, Tokaj, Victoria, Western Australia, Long Island, Rioja e il nostro Chianti Classico.
Valga quindi per tutte le AOC del mondo questo messaggio di Thibaut, un francese burocrate che non parla come un francese burocrate, raro:
Buon #ChampagneDay a tutti e soprattutto stappate e bevete qualcosa che difenda il proprio luogo di nascita!








Nice piece. Not only have we been sloppy with labelling, we’ve also lost a piece of heritage when Italy traded away Tocai. Why do you think Chianti Classico stands alone here? I think there are improved efforts and coordination, but there’s a long way to go.
You’re right Susan…Chianti Classico had learned a lesson with the “Gallo” affair and now they shifted to terroir and brand protection combined but it’s a long way to go as you point out.
But in the meanwhile also the quality has risen to standard never tasted before.
We have a lot to learn from Champagne here in Italy…