Niente politica, please. solo la magia e la purezza di un luogo del nostro Chianti Classico che è riuscito a portare in alto il nome e il prestigio del Chianti Classico ricorrendo a passione, tecnica ed arte. La stessa arte che oggi è il modo di comunicare di Marco Pallanti e Lorenza Sebasti.
Arte moderna, concettuale, da vivere e da respirare, spesso ai limiti della performing art ma che alla fine del percorso (qui tutte le foto) ti fa capire i vini del Castello molto meglio di qualsiasi guida, sommelier o esperto di turno. E ti insinua pure il dubbio che magari forse anche il vino, una forma d’arte lo è.
Vi presentiamo qui una nuova modalità di visita virtuale del Castello usando la tecnologia 2.0 di YouTube e la possibilità di saltare da un filmato all’altro cliccando sullo schermo per aprire porte, imboccare sentieri, assaggiare vini ma per i più pigri, riportiamo qui una serie di video, uno per ognuna delle meraviglie artistiche di Ama e del suo Castello:
1-Chen Zhen “La lumièere intèrieur du corps human”
Anish Kapoor “Aima”
2-Carlos Garaicoa “Yo no qutero ver màs amis vecinos”
3-Marcella Vanzo “ama”
4-Danierl Buren “Sulle vigne: punti di vista”
5-Giovanni Ozzola “Omnia Munda Mundis”
6-Nedko Solakov “Amadoodles”
7-Giulio Paolini Paradigma”
8-Michelangelo Pistoletto “L’albero di Ama”
9-Louise Bourgeois “Topiary”
10-Kendell Geers “Revolution love”
interpretazione alternativa…
11- Cristina Iglesias “Towards the ground”
Sembra una banalità, ma ciascuno di queste opere d’arte esprime una parte del concetto del Castello di Ama e berne un vino riesce a farci ricordare le sensazioni che le opere ci hanno suscitato, una tensione emotiva senza continuità che fanno del Castello, i suoi vin e le sue opere, una unica grande forma d’arte contemporanea.







http://www.youtube.com/watch?v=Imb4tYOk8GE
La rivoluzione non è un pranzo di gala.
Citazione da un film di Sergio Leone, una canzone dei Beatles e non solo.
andrea non ho capito se la tua è una critica o meno…
Nessuna delle due.
La considerazione che una volta la Rivoluzione era un cambiamento radicale di una società.
Adesso un movimento di moda per svecchiare al neon una distesa di barriques e farne parlare.
guarda che la revolution di ama è stata quella di dara la dignità di grande vino al Chianti Classico e di usare il Sangiovese migliore per il chianti classico e NON per i supertuscan.
La scritta con il neon è arrivata molto dopo!
Guarda che non mi riferivo per niente al vino in questione, solo alla moda, ai tempi, alla provocazione conservatrice di voler rivoluzionare tutto per non cambiare niente.
sei proprio un mercante c’e’ piu’ merlot di quanto tu non possa immaginare…….vai a vedere ora di che colore sono i vigneti a ama!!!!!!!
http://lafinestradistefania.simplicissimus.it/2009/09/08/castello-di-ama-per-larte-contemporanea-opere-interne/
ve la posso dire una cosa con un fare quasi materno? a volte siete davvero l’ abnegazione della gioia di vivere!!!
e vabbè, dopo aver scoperto di che colore sono le foglie del sangiovese-merlot di Ama, possiamo rilassarci un po’ e godere magari anche dei grandi artisti ospitati dalle cantine? Ma perchè un vignaiolo – ricco ovviamente – non può investire i suoi soldi in opere d’arte? Lo fa solo per moda e per marketing? io non credo: ci sono altri mille modi per spendere i propri soldi in maniera assai più buzzicona. E una volta comprate le si vuole condividere queste opere….e allora? dando per scontato che non sia rosicamento – pagliantini e braganti non mi sembrano i tipi – che problema avete con la bellezza, anche quella soggettiva, anche quella sottile, anche quella difficile dell’arte contemporanea?
@ Francesca
un paio di anni fa, un tizio gringo mi si para davanti emozionato e fuori di se per le cose strabilianti aveva visto.
Era stato in quel posto fra le opere d’arte e aveva visto “come meravigliosamente e delicatamente trattano le uve merlot in quel posto”.
Curioso e contagiato da tanto entusiasmo, volli approfondire per capire dove andava a parare.
Alla fine compresi che l’uva merlot meravigliosamente trattata, non era altro che diraspata.
L’ho fatto e visto fare milioni di volte, bello, ma da li a svenirci c’è da camminar parecchio.
Un perdete mai di vista che il vino è un alimento.
@ Francesca,
scusa, mi ero dimenticato…
Una forma buzzigona per spendere soldi dei vignaioli ricchi?
Spostare una cappella dell’anno 1000 dal proprio giardino perchè non glielo rende lineare.
Domanda in zona.
Scusate la domanda: Nel disciplinare riguardante la produzione di Chianti Classico, è ammesso l’utilizzo di uve merlot.
Dove sta quindi il problema.
Ho dovuto fare violenza alla mia intelligenza, tanto mi pareva sciocco chiedere….
…..vabe’ avete ragione voi….w il merlot…!!!!…….c’e’ pure il baffo nero fresco 3 bicchieri……nuova invenzione del datore di lavoro di vignerei…..bevetevelo tutto voi.!!!….se il sangiovese cresce bene solo in determinate zone e il merlot ovunque ci sara’ un motivo…….in borgogna fanno cosi’ ma qui nel chianti
ci siamo venduti l’anima….
p.s.
@vignerei…….
come mai per me e andrea non hai usato la maiuscola e per ama si…???…..cos’e’ reverenza questa….?…
@simone…
pure nella vernaccia…..sono ammessi altri vitigni…infatti ce ne sono alcune….. di alcune aziende assai tipiche….!!!!!
@ Michele : l’unico Merlot che bevevo era quello dalle vasche di P…a.
Davanti ad una Bottiglia di Ama e Monteraponi sai benissimo che mi scolerei la tua, ma cosa obbiettare a chi le regole le rispetta?
Ciao Caro
@andrea: la storia della chiesa del 1000 non la conoscevo ed è aberrante, ma la mia difesa non era per ama. anzi, non difendevo proprio nessuno, piuttosto ritengo che, pur partendo dal vino come alimento, non sia scandaloso abbinare vino – ma anche cibo – ad altre forme di arte. E’ chiaro che l’accostaento non sarà mai fine a se stess e che chi lo ha fatto vorrà un suo tornaconto
Quanro al disciplinare non lo abbiamo scritto ne io ne il gori ne simone e zeta. parlo per me, io tra ama e val delle corti scelgo il secondo, ma scelgo anche tanti altri vini. questa difesa a oltranza del sangiovese mi parre eccessiva.
@Michele: quanto a te non meriteresti manco risposta. sei così in mala fede da pensare che la A maiuscola di ama sia voluta, per non parlare del fatto che sottolinei che panerai – il mio editore – ha preso i 3 bicchieri in toscana . Come se proprio tu – visto che abbiamo passato anche delle ore a parlare di certe cose – non sapessi come la penso. Ma a te interessa solo offendere pubblicamente, per poi magari far finta di niente in privato. Ho sempre pensato che il tuo sarcasmo nascondesse dei problemi. Ma certo non è compito mio risolverli. Tutti siamo d’accordo sulla bontà del tuo vino. di ciò sono sicura
chiedo venia per i refusi.
ammetto di aver digitato e poi spedito. troppa stupida fretta. ma anche qui, nonostante lo scetticismo di qualcuno, si lavora. anche se non faccio il vino
@Caro Simone,
la mia non e’ una gara personale,tantomeno una guerra di religione, dico soltanto che in chianti un territorio vasto e diverso dove il sangiovese ha trovato una delle sue dimore d’eccellenza……produrre chianti classico in aggiunta a vitigni non tradizionali e’ non voler cogliere le vere potenzialita’ di questo vitigno in questa terra(sempreche’ , si abbia a che fare con zone vocate…..i fondovalle,le piane, i botri umidi e paludosi ci sono anche qui)….ecco secondo me chi lavora con vitigni interazionali in chianti non si vuol mettere in gioco….e la frasetta che il merlot il cabernet ecc….in chianti chianteggiano, sempre secondo me e’ una mega stronzata da venditore e basta!!
poi redigaffi messorio masseto ricolma li bevo e li apprezzo tantissimo ma…..perche’ sono espressione di loro stessi ovvero vini nati igt i cosidetti supertoscani….quando leggo di recensioni che decantano vini fatti da uvaggi internazionali….magari con vigneti in pianura o quasi tipo le zone di castellina scalo…..e sento dire che ci si sente tutta la tipicita’ chiantigiana mi vengono i bordoni…!!!!
complimenti all’impavido e coraggioso vignaiolo che risponde solo a chi gli fa comodo
(non si affronta chi non si nasconde)
Il disciplinare del Chianti Classico, parla chiaro, volenti o nolenti si può iniettare nel Sangiovese un 20% di vitigni internazionali purchè a bacca rossa, e su questo, non ci piove, il disciplinare è vangelo.
Sono due le cose che stonano.
La perdita di identità di un vino, di un territorio, di un sapore e tradizione che i francesi se fosse loro difenderebbero con le scimitarre.
E c’è una piccola questione non banale, ma di questi tempi non troppo valutata e considerata.
Sia chiaro che l’azienda da cui partorisce il filo di discussione non c’entra e parlo in generale, giusto per non creare equivoci.
C’è un problema di legalità e di rispetto del disciplinare perchè fra le vigne reali e quanto dichiarato all’albo vigneti, il tenore di foglie rosse d’autunno è decisamente più elevato.
Veniamo da anni in cui tirava un certo modo di far vino con certi sentori e caratteristiche non associabili al sangiovese che ora si rivaluta perchè non si vende.
In giro ci sono troppe tonalità cromatiche che non ci dovrebbero essere in misura del 20%.
Sono stati percepiti contributi per realizzare vigne che sulla carta sono una cosa e nella realtà un’altra.
Ora saranno reinnestate alla zitta e ricondotte a sangiovese dagli stessi che prima prendevano in giro gli antichi ormai superati e ora vogliono fare gli antichi più degli antichi.
Si, c’è anche un problema di legalità e di arrabbiatura sana di chi è stato alle regole e viene messo nello stesso calderone.