Provate a pensare ad un bicchiere di vino che conoscete o ad una etichetta in particolare che avete degustato di recente. Ne potete quasi sentire l’odore e quasi quasi l’effetto nella vostra bocca, vero? Quasi tutti gli appassionati di vino in pratica non hanno bisogno davvero di trovarsi davanti ad una bottiglia o annusare un bicchiere per mettere in moto il proprio cervello.
Magari non ce ne rendiamo conto ma anche solo leggere il nome, che so, di un Riesling Donnhoff ci porta subito nel naso un profumo di albicocca leggermente affumicato, no? Ho appena letto (su Ilsole24Ore di Domenica, recensione di due manuali di Cognitive Psicology, uno di Smitch e Kosslyn e l’altro di Sternberg) che ormai è accettato e dimostrato, tramite la neural imaging, un qualcosa che ogni appassionato enoico conosce già da tempo, ovvero che mente e cervello sono una cosa sola in quanto “la simulazione percettiva è generata dagli stessi meccanismi della percezione diretta“.
Il che empiricamente è verificabile da tutti noi in quanto anche solo il ricordo o la lettura ( e quindi un processo mentale, un pensiero potremmo dire) di un particolare vino, attiva quelle parti del cervello (fisico) deputate alla degustazione e all’elaborazione di stimoli sensoriali.
Il che non sostituisce mai l’esperienza diretta è vero, ma ci lascia qualche spunto di riflessione su come ci poniamo di fronte ad un campione di vino alla cieca oppure ad etichetta scoperta. Tempo di parlare di neuro estetica e di neuro economia anche per il vino?







I profumi riportano alla mente i ricordi più forti.
Da qui la profumo-terapia che consiste nell’affidarsi interamente al proprio istinto, vale a dire al proprio naso. In profumo-terapia non è la sostanza aromatica che agisce bensì il suo odore.
Gli stimoli olfattivi di particolari odori attivano determinate ghiandole del sistema endocrino, stimolandole a produrre i neuro-chimici (adrenalina, endorfina, ecc.) che regolano in gran parte il nostro stato di equilibrio fisiologico (omeostasi).
Il piacere che può procurare un odore è determinato dallo stato d’equilibrio in cui la persona si trova: se gli ormoni prodotti compensano una mancanza, cioè se agiscono in senso positivo nell’equilibrio complessivo, allora avvertiamo una piacevole sensazione di benessere.
Il secondo modo in cui l’olfatto stimola una sensazione di piacere è indiretto ed è legato alle memorie olfattive. In effetti, la memoria olfattiva è primordiale e associa ad un odore un’immagine emozionale. Quando questo odore viene risentito dopo anni, la memoria olfattiva attiva il sistema endocrino per riprodurre con i neuro-chimici (adrenalina, endorfina ecc.) l’emozione o lo stato d’animo che accompagnò l’odore nel passato. L’esperienza emozionale legata all’odore è alla base dell’apprendimento degli organismi viventi ed è talmente necessaria alla loro sopravvivenza che le memorie olfattive sono trasmesse insieme al patrimonio genetico.
wow silvia, bellissimo intervento! non hai idea di quanto sarò contento di citarti e usare le tue parole nelle prossime degustazioni, grazie!