Finito Vinexpo, si agitano ancora le polemiche e nel tiro a bersaglio generale c’è anche l’affondo di Robert Beynat (CEO di Vinexpo appunto) che spara a zero sul vino su internet dicendo che in pratica non rappresenterà mai di più del 8% del venduto e quindi è un canale considerato comunque minoritario. Un pò appunto come dire che Internet non è adatto al vino.
Proprio nei giorni in cui Dr. Vino dimostra che invece almeno può essere d’aiuto per risparmiare. E cosa c’entra questo con la crisi dell’editoria?Anche l’editoria pare stia messa molto male e ogni tentativo fatto finora di usare la rete per aumentare gli introiti ha funzionato solo limitatamente. E Internet viene in realtà visto alla Murdoch ovvero un branco di parassiti pronti a sfruttare le notizie e i contenuti prodotti da altri per darli in pasto ai propri lettori strappano pageview a destra e a manca.
Questa analisi invece di Alan Murray del Wall Street Journal merita un’occhiata approfondita (qui su Masternewmedia) perchè dimostra come in realtà sia il mix dell’offerta su internet ad essere sbagliata e che gli editori in realtà non hanno chiaro cosa i lettori sono disposti a pagare e cosa no. E invece capire che la coda lunga in questo caso puà funzionare, regalandoi contenuti di interesse più ampio e vendendo quelli di interesse limitato ma enorme per un pubblico specifico. Nell’articolo si prendono gli esempi dei prezzi dell’Energia e del petrolio in Texas o dei risultati delle squadre sportive locali ma credo chenel mondo del wine & food non mancherebbe esempi altrettanto calzanti.
E lo stesso per il vino: internet forse non sarà mai un mercato “massive” per i vini ma è certo che per certe tipologie di contenuto (vedi le schede WS o certi articoli del Gambero Rosso online) e per certe bottiglie è un canale di approvvigionamento fondamentale. E pagabile anche volentieri!
Sennò perchè Fine+Rare da Londra avrebbe deciso di aprire una filiale anche ad Hong Kong per il loro sito di compravendita privata di bottiglie da collezione?







Ciao Andrea, se ne sta parlando anche qui: http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=4438
Il solo fatto che siano già moltissimi coloro che sono disposti a pagare per poter vedere il calcio in tv mi fa ben sperare da questo punto di vista perchè il modello dei contenuti specializzati (che è uno dei pochi del quale si parla seriamente da anni) è l’unico forse che potrebbe reggere inglobato o opzionale rispetto ad una suddivisione tra clienti free e premium. Noi su vinix stiamo cercando per esempio di creare servizi utili per gli iscritti rendendo quelli più innovativi disponibili solo per i piani pro. Sono passi, esperimenti tentativi, siamo tutti qui a farci le ossa, ne godranno forse i nostri figli, chissà.
Colgo l’occasione per chiederti se ti piacerebbe entrare a far parte del network VinoClic per la pubblicità su vino da burde.
Ciao, Fil.
Sono d’accordo che la vendita online dei vini non potrà raggiungere livelli elevati in internet. Il vino per la sua specificità non si venderà mai come un telefonino o un’auto.
Diverso invece è la COMUNICAZIONE del vino in internet. Quì la faccienda è diversa: la comunicazione del vino può essere più dinamica, più comparativa, più esauriente. Internet può svolgere una funzione rilevantissima in questo campo e in futuro potrebbe addirittura sostituire alcune fiere e manifestazioni di vino troppo costose e ormai noiose per la loro routine. Immaginiamo un conduttore che svolge una degustazione guidata on-line collegata in rete e chi partecipa riceve a pagamento i vini proposti comodamente a casa… fantasie?
Credo l’utilizzo quotidiano che si fa dei motori di ricerca praticamente in ogni casa e per qualsiasi motivo non possa non includere anche ricerche rivolte al vino. Sicuramente non verranno cercati vini da supermercato, ma ritengo invece che internet sia uno strumento privilegiato per poter trovare non solo una bottiglia particolare ma anche una grossa fornitura di vini di un certo livello.