Dal divorzio le cose peggiori, ma il mondo del vino fa davvero così schifo?

Dal divorzio le cose peggiori, ma il mondo del vino fa davvero così schifo?

Come tutti i divorzi, non è terribile il divorzio in sè ma ciò che provoca, per esempio le parole di Stefano Bonilli (che pure ha sollevato una questione interessante con il post sul divorzio Gambero-SlowFood, foto Sigrid) non fanno bene a nessuno. “Ma il vino è proprio un mondo ormai marcio fin nel profondo, con rancori decennali, disistime ad personam, sette vinicole che sconfessano altre sette vinicole, gente che fa affari e, infine, un pubblico in molti casi che si è montato la testa e pensa di essere fichissimo e con grande palato. Una miscela che rende una degustazione uno dei luoghi più noiosi della terra, con le solite facce, il solito linguaggio, la solita gestualità e i soliti organizzatori. na compagnia di giro che affosserà questo mondo ovvero lo renderà ancora più chiuso.”

Vero che Stefano è stato provocato nei commenti anche in maniera un pò ingiusta, però visto che lui ha scelto e continua a ripetere che di vino non se ne vuole occupare, mi pare ingeneroso nei confronti di quei tanti (o pochi, vedi il post di Paolo di Caparsa) che hanno cominciato ad occuparsene in maniera diversa rispetto al passato. O vogliamo negare che ANCHE nel mondo del vino c’è una sorta di rinascita nel modo di parlarne e di divulgarlo?

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Born in Florence 1973 in an old historical village now inside Florence like Peretola. Biologist and researcher in plant genetetics engineering after three years in a consulting firm decided to start drinking wine in the family's tavern Da Burde