Come tutti i divorzi, non è terribile il divorzio in sè ma ciò che provoca, per esempio le parole di Stefano Bonilli (che pure ha sollevato una questione interessante con il post sul divorzio Gambero-SlowFood, foto Sigrid) non fanno bene a nessuno. “Ma il vino è proprio un mondo ormai marcio fin nel profondo, con rancori decennali, disistime ad personam, sette vinicole che sconfessano altre sette vinicole, gente che fa affari e, infine, un pubblico in molti casi che si è montato la testa e pensa di essere fichissimo e con grande palato. Una miscela che rende una degustazione uno dei luoghi più noiosi della terra, con le solite facce, il solito linguaggio, la solita gestualità e i soliti organizzatori. na compagnia di giro che affosserà questo mondo ovvero lo renderà ancora più chiuso.”
Vero che Stefano è stato provocato nei commenti anche in maniera un pò ingiusta, però visto che lui ha scelto e continua a ripetere che di vino non se ne vuole occupare, mi pare ingeneroso nei confronti di quei tanti (o pochi, vedi il post di Paolo di Caparsa) che hanno cominciato ad occuparsene in maniera diversa rispetto al passato. O vogliamo negare che ANCHE nel mondo del vino c’è una sorta di rinascita nel modo di parlarne e di divulgarlo?







Bonilli aggiunge anche:
“L’ho sempre guardato abbastanza da esterno questo mondo del vino, non facevo la guida, non partecipavo alle degustazioni e tanto meno alle valutazioni.
Vedevo però la gente che cambiava, produttori un tempo alla mano diventare macchine da soldi e perdere l’anima, vedevo cambiare il clima.
L’ho scritto negli anni scorsi alcune volte ma era inutile, il mondo del vino è chiuso, un mondo a parte e anche nelle divisioni che si sono create ha scimmiottato il comportamento dei gruppuscoli politici.
Trovo tutto questo ininteressante e molto settario”
Io , purtroppo non riesco a dargli torto. Però se così è , può essere diverso, o meglio si può provare a rendere questo mondo diverso. Per questo serve l’aiuto di tutti: di chi il vino lo fa, di chi lo beve, di chi ne scrive e così via
Eppure io penso che sia necessario “contaminare” il mondo del vino con altri mondi, altri linguaggi: la musica, la letteratura, il cinema, anche la politica, non in senso “partitico”, settario, ma in termini di movimento, di progettualità.
Storie sul vino, mutuando il linguaggio del vino per raccontare persone e viceversa, leggere il vino attraverso le persone, attraverso le loro passioni e le loro difficoltà ( basti pensare, Andrea, a quei cinque minuti di conversazione con Cappellini), è ormai necessario.
Il vino non è una etichetta, un defilé di bottiglie e tantomeno infilare il naso in un bicchiere con atteggiamento ispirato.
una OLA per fabrizio
Non è che Bonilli, ora che è uscito dai giochi del Gambero, si sta rendendo conto che molti “amici” forse non erano poi così disinteressati come volevano sembrare?
L’uomo invisibile (AF)
Fare vino è una delle cose più belle, impegnative ed appaganti, almeno dal mio punto di vista.
Ma ciò che gli sta intorno, il chiacchiericcio, i lustrini, l’arroganza, sono le cose più odiose possibili.
@pagliantini: fate uno sforzo anche voi, sopratutto voi, che il vino lo fate. Di credere che, anche chi, di vino ne parla e ne scrive, è una persona appassionata e motivata.
Io il vino non lo faccio perchè non ho la terra e non l’avrò mai. E’ un po’ come fare il giornalista perchè in realtà da piccolo sognavi di fare lo scrittore
@AF: la smetti di far incacchiare Bonilli!!!!???
ti faccio i complimenti per questo post
oloap marchi
Ho sempre sentito dire tutto e il contrario di tutto a tutti i livelli della filiera del vino, in accordo allo “stadio evolutivo” della moda in atto.
Credo, personalmente, che adesso si stia verificando un’evoluzione qualitativa su tutto il fronte, probabilmente spinta (credo) dal fatto che oggi avendo (+ o – ognuno di noi) sfiducia verso il mondo che fino a ieri ci accompagnava nel nostro “benessere” si sia trovata la motivazione a voler capire il valore di ogni cosa.
Nello specifico del vino oggi più di ieri, si vuole conoscere chi sta dietro ad ogni bottiglia e su quali valori fonda il suo operato.
In questo senso condivido una “Rinascita” del mondo del vino, dove gli appassionati si stanno avvicinando sempre più ai produttori e chi prima semplicemente divulgava forse ora deve rivedere la sua posizione, preoccupandosi di informare professionalmente invece di “promuovere”.
..a chi ha orecchie per intendere…
@ vignerei
ti raccontassi un pò solo sopra, sopra di certe storie del vino e di vino, capiresti perchè ce l’ho con un certo sottobosco che ci gravita intorno.
Ma di queste storie poco edificanti non ne parla mai nessuno, ci si limita a guardare solo la superficie delle cose.
Non ce l’ho minimamente con chi ne parla e ne scrive, purchè lo faccia correttamente e non si lascia andare alla penna o a leccate poco dignitose o altro.
Ma ci sono tantissimi giornalisti validi che fanno correttamente il loro mestiere ed elogiano o stroncano secondo coscienza.
Ora mi scuso con Andrea Gori se inserisco un link ad un post di qualche giorno fa dal mio blog, ma mi pare che rientri bene nella discussione.
http://andreapagliantini.simplicissimus.it/2009/03/11/una-cassa-di-aringhe/
@Vignerei
anche io non ho vigna, il vino l’ho sempre fatto per altri.