Ciliegia forse, sacrestia di Trinità, pelliccia di cavallino nell’armadio, canfora, poutourri floreale rosso, cannella, anice stellato, bergamotto, alloro, pepe, humus, muffa fragrante, cuoio, gibier appena accennato, sandalo. Se capite che stiamo parlando di un vino, confessate che l’avete capito solo dalla ciliegia…
Anche perchè vi siete magari lasciati trasportare dal ricordo di una parente lontana o che non c’è più, perchè questo Borgogna ha un non so che di trapassato e di compiuto che spesso ti lascia senza parole.
Però ha anche una capacità di avvolgere e coccolare come pochi altri. Sarà il tannino appena accennato, l’alcol lieve ma presente, l’imponenza e la delicatezza insieme dei profumi e la capacità di guardarti oltre gli occhi direttamente nell’animo. Uno di quei vini che fanno capire tutto insieme cosa significa un grande vino ed esprimere emozioni in bottiglia.
Che poi magari non ci sono tutte queste storie dentro oppure ci sono sono in nuce e poi ha semplicemente il potere di rievocare ricordi persone e figure sepolte dentro di te e che riaffiorano in momenti particolari e bellissimi.







ci sono dentro tutte queste storie e chissà quante altre se ne potrebbero trovare. leggendo la tua descrizione ho immaginato un luogo sacro, luci basse di un giorno feriale, una visita lampo in una chiesa di periferia, l’odore di (finto) cavallino) dei soprabiti da poco prezzo delle devote. un prete che prepara la liturgia eucaristica con un borgogna……
Sembra di entrare nelle caraffe di un’erboristeria, ma come si fà a portare alla bocca una descizione del genere?
non lo so nemmeno io andrea, ma ti assicuro che non era così carico di profumi in realtà, era quello che evocava che sorprendeva, ciò che sottintendeva piuttosto che quello che c’era