Negli ultimi anni grazie alle tante occasioni pubbliche e concorsuali che ho avuto per degustare i Sagrantino di Montefalco nella bellissima città umbra e in vari altri posti d’Italia ero sempre rimasto colpito da questi vini ma in qualche modo ne avevo quasi sempre e solo percepito la grandezza senza mai riuscire a dire “eccoci”.
E dovevo proprio capitare a Montefalco per comprarmi in enoteca (a circa 55 euro quindi non direi proprio economica) una bottiglia del Biondi Santi del Sagrantino, quel Paolo Bea paladino e campione della biodinamica, quell’agricoltore che “per rispetto del lavoro altrui” non manda campioni o vini a guide e giornalisti e comunicatori del vino, quello scorbutico visionario che produce ogni anno un piccolo gioiello diverso ed unico (unica come l’etichetta, da leggere in ogni sua parte).
Dicevo del Sagrantino, tannico, da abbinare su pietanze con tendenza dolce o succulente, da bere con le caggiagioni più disparate, insomma quel vitigno che spesso ti chiedi se non era il caso di lasciarlo stare dolce e alla sua storia di vino da meditazione nei giorni di festa. Ed invece ecco che in un bicchiere di questo 2003 arrivi a percepire che c’è una grandezza in questo terroir e in questo vitigno impressionante, una capacità di dare un vino con la bevibilità di un sangiovese gambelliano ma con la potenza di un amarone di quintarelli, un vino che ti emoziona ma anche che ti disseta, un vino di cui difficilmente smetti di bere, di cui difficilmente una bottiglia ti basta.
Ha poco senso descriverne sapori, profumi ed odori e anche dargli un punteggio, va bevuto e basta, magari chiedendosi però se davvero per meno di 55 euro non è possibile a Montefalco fare un vino così.

L’ennesima dimostrazione che chi ben semina raccoglie frutti migliori, Bea negli anni ha intrapreso una strada, spesso criticata da altri produttori o ristoratori “ostaggi delle guide”, un percorso che finalmente ci regala le sue perle migliori, in una annata difficile come la 2003, in tutta Italia come quì in Umbria, è piacevole vedere che un piccolo produttore, uno che rispetta al massimo le sue piante e di conseguenza l’uva che producono, sia riuscito a tirar fuori dal “grembo” un prodotto di tale fascino, a dispetto di tanti,che con le loro consulenze placcate oro, hanno fatto un buco nell’acqua (o forse in questo caso un buco nel vino), spero solo che il fenomeno Bea, come quello di altri produttori Biodinamici e naturali, non sia una moda passeggera per la carta stampata.
Bravo Burde, come sempre un grande professionista.
ti ringrazio massimiliano, ma ho solo seguito le indicazioni di un mio collega sommelier (che lavora da pinchiorri…) e da Jacopo Cossater, un indigeno che “batte” Montefalco continuamente. Ma cavolo se è difficile da scovare! Per esempio qui a firenze credo che non lo si possa comprare in nessuna enoteca ed è un vero peccato
Mmmmmmmmmmmm… che buono, Paolo Bea è uno dei miei produttori favoriti! Sono andata a conoscere Giampaolo Bea l’anno scorso – lui è un mito e i vini favolosi, naturali, pieni di personalità.
Andrea, fra un paio di mesi si apre ristorante a Colle Val d’Elsa. Spero che tu potrai venire con la famiglia a trovarci!
Pensa che è difficile da trovare anche a Perugia. L’ho notato recentemente in un’enoteca durante il periodo natalizio, ma prima che arrivasse su quegli scaffali c’era solo in qualche carta dei vini sparsa. Le bottiglie non sono molte, e grandissima parte va negli Stati Uniti e Giappone.
Oltre a Bea, rimanendo in tema Sagrantino ma non solo, ti consiglio vivamente altri due produttori, sono nello specifico: Dionigi,il quale produce oltre al Sagrantino una ottima versione di Grechetto fermentato in barrique (colle Sorragani)e dei passiti straordinari sia da grechetto che da moscato, altro produttore interessante, biologico per vocazione, è la cantina Di Filippo, i suoi rossi sono molto validi, purtroppo necessitano di un affinamento ulteriore dopo l’uscita sul mercato, il Poggio Madrigale 2001 e il Terre di San Nicola 2003 oggi sono ad uno stadio evolutivo direi ottimale, il loro Sagrantino 2001 (uscito come I.G.T. in sole 2000 bottiglie) riposa nella mia cantina in attesa di deliziarmi, in ultimo, spostandoci però nella zona dei Colli Perugini, ti consiglio di provare i vini di Cantina La Spina, piccola azienda nata per passione pochi annifà, produce due rossi interessanti,il Polimante da merlot e Gamay, e il Rosso Spina da Montepulciano in prevalenza e Pinot Nero, entrambi meritevoli di essere provati.
N.B. Le tre aziende che ti ho consigliato sono piccole e
Sono piccole e producono i loro vini con molta molta molta passione e amore per quello che fanno.
@rebecca: tu ricordamelo che vengo di corsa!
@massimiliano: delle aziende che citi mi sa che ho assaggiato solo Di Filippo (mi sa all’ultimo sagrantino day) e in effetti molto lontano dai sagrantino più commerciali, vedrò di rintracciare le altre bottiglie che mi citi, grazie mille!
@jacopo: se avvisti delle bottiglie, ricordati di comprarmene una che me la dai quando ci vediamo…
in merito a questo….hai saputo vero della degustazione http://www.vininaturaliaroma.it ? organizza una cara amica, Tiziana Gallo, sarò presente con una piccola realtà che seguo come consulente biodinamico a Rosano, vicino a me!!!….UNA NOVITà ASSOLUTA PRESENTATO IN ANTERPIMA A ROMA…….LANGRAVIO di Belvedere 2007, vino da sangiovese, canaiolo e colorino da vigne di 35/40 anni condotte in biodinamica e affinato in tonneaux, solo 500 bottiglie da 1lt e 1000 da 500ml……..ti ho fatto una sorpresa ?? se vieni fatti vivo. fil
sarà un macello venire filippo ma questo vino me lo devi far assaggiare il prima possibile, mi raccomando!